Capaci, piantumato un ulivo per Claudio Domino a 40 anni dall’uccisione. Giambona: “Trasformare la memoria in impegno civile per i giovani”
CAPACI – In occasione del quarantesimo anniversario del barbaro omicidio di Claudio Domino, il bambino di soli 11 anni ucciso dalla mafia nel 1986, si è tenuta una toccante giornata di ricordo e riflessione presso il Giardino della Memoria di Capaci. All’iniziativa hanno preso parte la famiglia Domino, l’Associazione Quarto Savona Quindici, le istituzioni locali, rappresentanti politici e numerose classi del territorio. Tra i presenti, il deputato regionale Mario Giambona, che ha sottolineato il profondo valore della partecipazione delle scuole e delle giovani generazioni all’evento. «Oggi siamo stati al Giardino della Memoria di Capaci per ricordare Claudio Domino, a 40 anni dalla sua uccisione. Abbiamo scelto di farlo dando soprattutto voce ai bambini e ai ragazzi, in una dimensione semplice, umana e partecipata», ha dichiarato Giambona.
Il parlamentare regionale ha rimarcato l’importanza di superare la pura forma cerimoniale per trasformare il ricordo in un’azione educativa concreta: «La memoria non può essere soltanto una cerimonia. Deve diventare conoscenza, consapevolezza e impegno. Deve parlare alle nuove generazioni e aiutarle a comprendere cosa è stata la mafia e perché abbiamo ancora oggi il dovere di contrastarla». Momento centrale e fortemente simbolico della giornata è stata la messa a dimora di un giovane albero di ulivo all’interno del Giardino della Memoria, un gesto condiviso con i familiari di Claudio e con gli studenti.
«La piantumazione di un ulivo in memoria di Claudio, insieme alla famiglia, all’Associazione Quarto Savona Quindici, alle istituzioni e alla comunità scolastica, è un gesto dal grande valore simbolico: mettere radici nella memoria per costruire futuro», ha proseguito Giambona, concludendo con un fermo appello al valore della scelta e dell’impegno collettivo: «Da Capaci dobbiamo continuare a scegliere da che parte stare: dalla parte della legalità, della giustizia, della cultura e della partecipazione. E farlo insieme ai nostri ragazzi è il modo più concreto per trasformare il ricordo in impegno civile e politico per una Sicilia libera dalla mafia».
Giornalista
