Alcamo. Funtanazza, scadono i 30 giorni senza risposta: quasi mille firme per fermare la privatizzazione
Oggi scadono i trenta giorni dalla lettera con cui la Rete per la Funtanazza Bene Comune aveva chiesto all’ex Provincia lo stop alla procedura di privatizzazione, l’accesso agli atti e l’avvio di un percorso condiviso per un Centro Popolare di Protezione ed Educazione Ambientale. Nessuna risposta è arrivata.
Nel frattempo, la petizione cittadina lanciata dalla Rete ha raccolto quasi mille firme in poche settimane, segno di un forte coinvolgimento della comunità. Per questo, mercoledì 6 maggio alle 11:30, una delegazione sarà in presidio in Piazza Vittorio Veneto, davanti al palazzo dell’ex Provincia, per consegnare ufficialmente le firme al presidente Salvatore Quinci.
Nella lettera aperta diffusa oggi, la Rete richiama le istituzioni alla collaborazione, citando le criticità ambientali del territorio – dalla fragilità delle riserve naturali ai rischi legati alla crisi climatica e agli incendi – e ribadisce la necessità di spazi pubblici dedicati alla prevenzione, alla formazione e alla tutela dei beni comuni. La richiesta è chiara: ascolto, trasparenza e un percorso condiviso per il futuro della Funtanazza.

In basso la lettera integrale:
Noi, cittadinɜ, associazioni, collettivi, comitati civici impegnati da anni nella tutela dell’ambiente e del nostro territorio, chiamiamo con il più vivo senso di urgenza e di responsabilità condivisa, il Presidente della Provincia Salvatore Quinci e tutte le istituzioni coinvolte, ad ascoltarci e a collaborare. Lo facciamo perché questa isola, che amiamo e custodiamo ogni giorno, si trova oggi in una condizione di crescente fragilità. I segnali della crisi climatica sono sempre più evidenti: l’aumento delle temperature medie globali e l’intensificarsi delle ondate di calore rendono concreta la previsione secondo il quale l’estate 2026 sarà tra le più calde e difficili mai affrontate. A questo si aggiunge il probabile ritorno di El Niño, che è probabile si scateni già nei prossimi mesi favorendo l’anticiclone africano, ed esponendo il territorio e le comunità a rischi ancora maggiori.
In questo scenario, sentiamo il bisogno di costruire un dialogo sincero. Non per contrapporci, ma per collaborare e colmare le difficoltà che le istituzioni incontrano nella gestione dei Beni Comuni, a partire dall’insufficiente prevenzione degli incendi e dalla carenza di misure di supporto per le persone più vulnerabili alle ondate di calore. Persistono situazioni critiche, come la presenza di cumuli di rifiuti che rappresentano potenziali inneschi, già segnalati più volte, e la mancanza di spazi sicuri, veri e propri rifugi climatici, per chi è più esposto. Ci chiediamo, con umanità prima ancora che con preoccupazione: dovranno ancora essere gli anziani a cercare sollievo nei luoghi pubblici come unico riparo dal caldo?
Le Riserve Naturali affidate all’ente provinciale sono dei beni comuni dal valore inestimabile, ma anche estremamente vulnerabili. Luoghi come il Monte Bonifato sono martoriati da ricorrenti e sempre più devastanti incendi dolosi e della mancanza di interventi strutturati di rigenerazione: da quando è stata istituita la Riserva, il Monte Bonifato ha perso il 50–60% della sua copertura vegetale. Questa perdita non è solo un dato ambientale: è una ferita collettiva.
Le scriviamo perché noi ci siamo e dalla protesta siamo passati alla proposta. Esiste una comunità viva che si sta già organizzando. Abbiamo idee, energie e disponibilità concreta: nuove persone stanno aderendo ai percorsi di formazione per attività di guardiania e prevenzione; attivisti e attiviste da altri territori sono pronti a offrire il proprio supporto in modo solidale. Ciò che manca, oggi, sono spazi e condizioni minime per rendere possibile tutto questo. La Funtanazza è stato lo spazio che in passato ha permesso ciò. Ed è proprio lì che abbiamo immaginato e progettato un Centro Popolare di Protezione ed Educazione Ambientale.
A fronte di questa proposta, il silenzio istituzionale degli ultimi trenta giorni pesa profondamente. Nessuna risposta alla lettera sottoscritta da oltre venti associazioni; nessun riscontro alla diffida, alla richiesta di sospensione della procedura, all’accesso agli atti, né alla proposta di avviare un percorso di co-progettazione partecipato e trasparente per valorizzare e rigenerare il bene comune. Nel frattempo, la cittadinanza ha già espresso con forza il proprio sentire, attraverso una petizione che ha raccolto quasi mille adesioni in poche settimane. Questo dimostra che non si tratta di richieste isolate, ma di un bisogno collettivo.
Presidente, sappiamo della Sua sensibilità e del valore che attribuisce all’impegno civico e alla comunità. È proprio su questo terreno comune che desideriamo incontrarla per consegnarle le firme della petizione “La Funtanazza non si tocca: dal bosco bruciato al Bene Comune” mercoledì 6 maggio alle ore 11:30 in occasione del presidio di consegna firme che realizzeremo in Piazza Vittorio Veneto.
Non chiediamo soluzioni immediate a problemi complessi. Chiediamo ascolto, presenza, collaborazione.
Abbiamo ancora tempo per agire insieme, ma non molto. E soprattutto, abbiamo ancora qualcosa di prezioso da proteggere. Prima che sia troppo tardi.
Giornalista
