Palermo rischia di diventare un gigantesco souvenir? Ecco il piano per salvare le botteghe artigiane

Una città senza botteghe è come un cannolo senza ricotta: magari si può chiamare ancora “Palermo”, ma qualcosa di fondamentale manca.
È questo il messaggio lanciato da Confartigianato Palermo, che accende i riflettori su un fenomeno sempre più evidente: il turismo cresce, ma il rischio è che il centro storico perda la sua anima. Al posto delle storiche botteghe artigiane spuntano attività pensate quasi esclusivamente per i visitatori, mentre i negozi di quartiere e le imprese che custodiscono il vero “saper fare” palermitano fanno sempre più fatica a resistere. Il problema ha un nome preciso: overtourism. Tradotto? Quando il successo turistico diventa così travolgente da cambiare il volto di una città. Palermo vive un momento di grande attrattività internazionale, ma secondo Confartigianato il rischio è quello di trasformare il centro storico in una vetrina tutta uguale, dove i residenti trovano sempre meno servizi e gli artigiani rischiano di sparire. E senza artigiani, una città perde molto più di qualche negozio: perde storie, tradizioni e identità.
Un “Patto per l’Artigianato”: cinque idee per difendere l’anima della città
Per invertire la rotta nasce il Patto per l’Artigianato, una proposta rivolta alle istituzioni con cinque azioni concrete. Le idee sono semplici ma ambiziose:
- accompagnare gratuitamente chi vuole aprire una nuova impresa artigiana;
- creare zone del centro storico dove le botteghe siano realmente tutelate;
- introdurre incentivi economici e sgravi fiscali per chi mantiene viva l’attività artigiana;
- favorire il ricambio generazionale con percorsi di formazione e tirocini nelle botteghe;
- trasformare gli artigiani in protagonisti dell’offerta turistica, con percorsi esperienziali che raccontino il vero volto di Palermo.

L’obiettivo non è mettere un freno al turismo, tutt’altro. La sfida è fare in modo che visitatori e imprese locali crescano insieme. Secondo il presidente di Confartigianato Palermo, Giuseppe Claudio Terruso, Palermo non può diventare una città costruita solo per chi arriva con trolley e macchina fotografica. Il turismo dovrebbe invece valorizzare chi produce qualità, sostenere le imprese autentiche e mantenere vivo il tessuto sociale del centro storico. A rafforzare questa visione c’è anche la recente Legge n. 34 del 2026, che riserva i riferimenti all’artigianalità esclusivamente alle imprese regolarmente iscritte all’Albo delle Imprese Artigiane, offrendo maggiori garanzie sia alle aziende sia ai consumatori. Un modo concreto per distinguere il vero artigianato dalle imitazioni e dare valore al Made in Italy autentico.
Le botteghe non sono semplici attività commerciali: sono luoghi dove si tramandano mestieri, relazioni e identità. Salvaguardarle significa proteggere una parte della storia della città. Perché i turisti possono anche tornare a casa con una calamita sul frigorifero. Ma ciò che rende davvero indimenticabile Palermo è poter entrare in una bottega, parlare con un artigiano e scoprire che il vero souvenir, in fondo, è un pezzo di autenticità.

