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Repubblica Democratica del Congo: Monusco denuncia escalation di violenze e crisi umanitaria

NEW YORK – “La pace nella Repubblica Democratica del Congo è ancora per lo più una promessa.” Con queste parole, Bintou Keita, capo della missione di pace delle Nazioni Unite MONUSCO, ha aperto il suo intervento al Consiglio di Sicurezza, presentando l’ultimo rapporto del Segretario generale sull’evoluzione della crisi nel Paese.

Keita ha riconosciuto alcuni progressi diplomatici, come la firma dell’accordo di Washington tra RDC e Ruanda lo scorso 27 giugno, e la successiva dichiarazione di principio tra il governo congolese e il gruppo ribelle AFC/M23 a Doha. Tuttavia, ha sottolineato come “la realtà sul campo sia ancora macchiata dalla violenza.”

📍 Civili sotto attacco

Dal mese di giugno, MONUSCO ha registrato oltre 1.087 civili uccisi nelle province orientali dell’Ituri e del Nord Kivu. “Un bilancio che cresce giorno dopo giorno,” ha dichiarato Keita, evidenziando il mancato rispetto della risoluzione 2773 (2025), adottata dal Consiglio a febbraio per chiedere la cessazione immediata delle ostilità.

Nonostante gli appelli internazionali, l’AFC/M23 ha continuato la sua espansione territoriale, sostituendo le istituzioni formali con strutture alternative e reclutando oltre 7.000 nuovi combattenti. Nel territorio di Rutshuru, luglio è stato il mese più letale dalla rinascita del gruppo nel 2021.

🏚️ Sfollati e insicurezza

Nel campo di Bulengo, alla periferia di Goma, le famiglie sfollate vivono in condizioni drammatiche, con le autorità ribelli che impongono lo smantellamento dei rifugi di fortuna. La violenza non è limitata all’M23: le Forze Democratiche Alleate (ADF), legate all’ISIL, hanno giustiziato circa 300 civili negli ultimi tre mesi. Scontri tra la milizia CRP e l’esercito FARDC, così come gli attacchi della CODECO, aggravano ulteriormente la situazione.

Nel Sud Kivu, fuori dal mandato operativo di MONUSCO, si registrano gravi abusi da parte dei gruppi armati Wazalendo e alleati.

⚠️ Limitazioni operative e crisi umanitaria

Keita ha denunciato le difficoltà logistiche che ostacolano l’operatività della missione: ritardi nelle forniture di carburante e cibo, rotazioni bloccate, blackout elettrici e chiusura dell’aeroporto di Goma. Anche gli operatori umanitari affrontano ostacoli crescenti, tra cui blocchi stradali e attacchi.

Nonostante tutto, MONUSCO continua a offrire protezione ai civili. Il 16 settembre, almeno 600 persone si sono rifugiate nella base di Drodro durante scontri tra CODECO e il gruppo dello Zaire.

🍽️ Fame e sotto-finanziamento

Il piano di risposta umanitaria per la RDC è finanziato solo al 15%, rispetto al 41% dello scorso anno. Il ritiro di alcuni donatori ha causato un crollo dei fondi, lasciando 27,7 milioni di persone in condizioni di insicurezza alimentare, di cui 5,7 milioni solo tra Ituri e Nord Kivu. In alcune aree, gli aiuti sono stati sospesi o ridotti.

📣 Appello finale

“La mortalità materna è in aumento e il divario tra bisogni vitali e risorse disponibili si sta ampliando,” ha concluso Keita. “Se non riusciremo a colmare queste lacune, milioni di civili continueranno a pagarne il prezzo.”