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Sicilia: sanità, la bozza della nuova rete ospedaliera siciliana sta sollevando un vero e proprio vespaio

Presentato dall’assessore regionale alla Salute, Daniela Faraoni, il piano che prevede una riorganizzazione dei posti letto e dei reparti in tutta l’isola, la bozza ha già incontrato forti resistenze da parte di sindaci, sindacati e associazioni civiche.

I punti più contestati:

– Riduzione di circa 350 posti letto in tutta la Sicilia, con tagli significativi in ospedali periferici come quelli di Lentini e Avola-Noto

– Mancato riconoscimento di alcuni presidi come DEA di I livello, come nel caso dell’ospedale di Lentini

– Assenza di confronto istituzionale: sindaci e l’ANCI Sicilia lamentano di essere stati coinvolti solo a posteriori

– Preoccupazioni per reparti d’eccellenza, come l’Ortopedia di Avola-Noto, che rischia di perdere posti letto nonostante l’alto numero di prestazioni.

Il sindaco di Lentini ha definito la bozza “una mortificazione” e ha promesso battaglia in tutte le sedi istituzionali.

La CGIL Sicilia ha criticato il piano come “scollegato dalla rete assistenziale” e “colmo di errori”.

Il deputato regionale Riccardo Gennuso ha chiesto di salvaguardare i reparti strategici e ha definito la proposta “un disastro” se confermata.

Nel frattempo l’assessore Faraoni sta incontrando i sindaci delle 9 province siciliane in un tour che si concluderà il 17 luglio a Messina.

Il piano sarà poi discusso in Commissione Sanità all’ARS il 23 luglio, dove potrebbe subire modifiche prima dell’approvazione definitiva.

Nel frattempo in Sicilia, quasi sotto voce, si sta spingendo sempre più verso la prescrizione di farmaci equivalenti (generici) al posto di quelli originali, per contenere la spesa sanitaria pubblica.

Questo però ha un impatto diretto sulle famiglie, che spesso si trovano a dover pagare di tasca propria il farmaco originale se lo preferiscono o se il generico non è disponibile.

Le conseguenze per le famiglie è l’aumento della spesa privata, chi non vuole o non può usare il generico deve pagare l’intero prezzo del farmaco originale

Molti pazienti tornano dal medico perché il farmaco prescritto non è disponibile o non è riconosciuto dal sistema.

Questo comporta il rischio di rinuncia alle cure, per alcune fasce di reddito, anche pochi euro in più possono fare la differenza.

Questa situazione sta creando un vero cortocircuito tra medici, pazienti e farmacie.

Alla fine molti si chiedono, a che serve la sanità pubblica ?