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A Palermo il “bentornato” che i boss non si aspettavano: centinaia di adesivi contro il pizzo

Altro che tappeto rosso. Per alcuni boss mafiosi tornati in libertà, nel quartiere Uditore-Passo di Rigano di Palermo il messaggio di benvenuto è arrivato direttamente dai muri della città. E non lasciava spazio a interpretazioni: “Se tornate a chiedere il pizzo, vi denunciamo.”

Centinaia di adesivi sono comparsi nelle prime ore della mattinata, trasformando strade e saracinesche in una risposta collettiva a chi pensa di poter riprendere il controllo del territorio dopo la scarcerazione. Un gesto semplice, quasi una cartolina. Ma con un destinatario ben preciso. L’iniziativa arriva in uno dei quartieri simbolo delle recenti indagini antimafia, dove negli ultimi anni gli investigatori hanno documentato il tentativo di alcuni esponenti di Cosa nostra di ricostruire gli equilibri criminali dopo il ritorno in libertà di vecchi boss. Il messaggio è diretto e ribalta il tradizionale linguaggio dell’intimidazione: stavolta non sono i commercianti a ricevere avvertimenti, ma sono i mafiosi a trovarsi davanti un quartiere che, almeno simbolicamente, dice di essere pronto a reagire.

Non è la prima volta che Palermo affida agli adesivi un messaggio di legalità. Proprio da una campagna di manifesti e sticker nacque nel 2004 l’esperienza di Addiopizzo, diventata negli anni uno dei simboli della ribellione civile al racket delle estorsioni. L’ironia, in fondo, è tutta qui: mentre qualcuno potrebbe aver pensato a un “bentornato” per chi rientra nel quartiere, la città ha risposto con una sorta di promemoria. Le regole sono cambiate. E il messaggio, stampato in poche parole, è più chiaro di qualsiasi discorso: chi prova a riprendere la strada del pizzo rischia di trovare non il silenzio, ma una denuncia.