Castellammare del Golfo, dalla fuga alla cittadinanza: la storia di Ahmad Sajjad, oggi italiano
CASTELLAMMARE DEL GOLFO (TP) – La sua storia attraversa dolore, coraggio, miseria e rinascita. Oggi, però, per Ahmad Sajjad, 34 anni, originario di Gujranwala in Pakistan, è il giorno più importante: quello in cui diventa cittadino italiano. Un traguardo che non è solo burocratico, ma profondamente umano. Accanto a lui, nel municipio di Castellammare del Golfo, c’è quella che Ahmad chiama senza esitazione la sua “seconda famiglia”: Gaspare Stabile e Annmarie Navarra, i loro figli e i collaboratori del ristorante dove lavora da tredici anni come cuoco. Sono loro che lo hanno accolto quando non aveva nulla.
Il sindaco Fausto: “Un arricchimento per tutta la comunità”
A conferire ufficialmente la cittadinanza è stato il sindaco Giuseppe Fausto, che ha sottolineato il valore collettivo di questo momento: «Su decreto del Presidente della Repubblica è stata concessa la cittadinanza italiana ad Ahmad. È un traguardo che riconosce un percorso di integrazione e rappresenta un arricchimento per l’intera comunità. Diventare cittadini italiani significa condividere valori, diritti e doveri, contribuendo alla crescita sociale e civile del territorio». Ahmad ascolta con gli occhi lucidi. Il pensiero corre alla sua famiglia rimasta in Pakistan: dieci persone, cinque sorelle e tre fratelli. Il padre, che lavora nei campi nonostante la perdita di un piede. La madre, paralizzata. È anche per loro che ha deciso di partire.
Il viaggio: la Libia, il barcone, la paura
La sua fuga è stata un viaggio drammatico. Partito da Gujranwala, ha attraversato il deserto fino alla Libia: giorni senza cibo né acqua. Poi la traversata su un barcone con circa 750 persone. «Quando ho visto quella barca non volevo più partire – racconta – ma mi hanno costretto, picchiandomi. Avevo già pagato duemila dollari, frutto di anni di lavoro come muratore». In Libia resta due anni. Poi l’arrivo in Italia, l’accoglienza in un centro, e infine Castellammare del Golfo. All’inizio dorme spesso per strada, lavorando di notte come guardiano. Finché non incontra Gaspare e Annmarie.
La rinascita: “Siamo una grande famiglia”
La coppia gli offre un lavoro e, prima ancora, un posto dove dormire. Da lì inizia un percorso di crescita: piccoli lavori, lavapiatti, aiuto cucina e oggi cuoco e figura centrale del ristorante. «Gaspare aiuta tutti – dice Ahmad – siamo una grande famiglia». Nel locale lavorano pakistani, bengalesi, tunisini e italiani: un mosaico di culture che si intrecciano ogni giorno. Da tredici anni Ahmad vive a Castellammare. Non ha mai voluto andare via: «Questa è la mia terra. La mia seconda famiglia è qui: mio padre Gaspare e mia sorella Anna».
Una nuova famiglia e un nuovo futuro
Negli ultimi anni Ahmad ha costruito anche una famiglia sua. È tornato in Pakistan per sposare la donna che amava da tempo. Oggi hanno un figlio di due anni e mezzo. Sua moglie, psicologa, lo ha raggiunto in Sicilia. La comunità pakistana a Castellammare conta circa quaranta persone, ma Ahmad è il primo ad aver ottenuto la cittadinanza italiana. Il momento ufficiale arriva con il giuramento di fedeltà alla Repubblica, pronunciato a palazzo Crociferi.
Un approdo dopo un viaggio difficile
Accanto a lui c’è anche Djibril Ba, senegalese di 27 anni, arrivato sette anni fa su un barcone e accolto dalla stessa famiglia. I loro occhi si incrociano: chi ha vissuto quel viaggio riconosce il dolore dell’altro. E mentre Ahmad stringe il documento che sancisce la sua nuova vita, Annmarie – cercando di non farsi sentire – sussurra: «Stasera c’è una sorpresa per Ahmad: festeggiamo la sua cittadinanza con una torta tricolore». Un gesto semplice, ma che racconta tutto: non solo una cittadinanza, ma un’appartenenza. Una storia di accoglienza, solidarietà e seconde possibilità.

Giornalista
