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Google tra sanzioni record, sfida dell’intelligenza artificiale e pressione ambientale

l’Europa alza il livello di controllo sulle Big Tech

Il 2026 si sta rivelando un anno cruciale per Google e, più in generale, per l’intero ecosistema delle Big Tech. Mentre la Corte di Giustizia dell’Unione europea conferma la storica multa da 4,1 miliardi di euro per abuso di posizione dominante nel mercato Android, cresce il dibattito internazionale sulla governance dell’intelligenza artificiale e sul suo impatto ambientale. Sullo sfondo, il debutto al Nasdaq dell’italiana Bending Spoons, valutata 24 miliardi di dollari, dimostra come il settore tecnologico continui ad attirare investimenti record nonostante un contesto normativo sempre più rigoroso.

La Corte UE conferma la maxi sanzione contro Google

La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha confermato la sanzione da 4,1 miliardi di euro inflitta a Google per abuso di posizione dominante attraverso il sistema operativo Android. La decisione rappresenta una delle più importanti vittorie della Commissione europea nella lunga battaglia contro le pratiche anticoncorrenziali delle grandi piattaforme digitali. Secondo i giudici europei, Google avrebbe utilizzato la propria posizione nel mercato mobile per rafforzare il predominio del proprio motore di ricerca e dei servizi collegati, limitando di fatto la concorrenza. La sentenza consolida la linea dell’Unione europea, sempre più determinata a regolamentare il potere economico e tecnologico delle Big Tech.

L’ONU: “L’AI è a un punto di svolta”

Parallelamente cresce anche l’attenzione sulla governance dell’intelligenza artificiale. Il Rapporto preliminare del Panel scientifico internazionale indipendente sull’AI delle Nazioni Unite richiama governi e imprese alla responsabilità nella gestione di una tecnologia destinata a trasformare economia e società. Il professor Yoshua Bengio, tra i maggiori esperti mondiali di intelligenza artificiale e membro del panel, ha lanciato un messaggio destinato a far discutere: “Siamo a un punto di svolta. Le decisioni che prenderemo oggi plasmeranno il nostro futuro.” Un richiamo che evidenzia come lo sviluppo dell’AI non rappresenti soltanto una sfida tecnologica, ma anche politica, economica ed etica.

L’altra faccia dell’AI: consumi energetici e idrici senza precedenti

La crescita dell’intelligenza artificiale sta però mettendo sotto pressione anche gli obiettivi climatici delle grandi aziende tecnologiche. L’ultimo Environmental Report di Google fotografa un 2025 caratterizzato da consumi record di energia elettrica, utilizzo di acqua ed emissioni di gas serra, conseguenza diretta dell’espansione dei data center necessari per addestrare ed eseguire i modelli di AI. Il dato più significativo riguarda la domanda di energia elettrica. Nel 2025 i consumi sono aumentati del 37% rispetto all’anno precedente, dopo il già rilevante incremento del 27% registrato nel 2024. Se confrontato con il periodo precedente al boom dell’intelligenza artificiale, il fabbisogno energetico di Google risulta oggi circa tre volte e mezzo superiore rispetto al 2019. Anche il consumo idrico raggiunge livelli senza precedenti. Nel corso del 2025 Google ha utilizzato 10,9 miliardi di galloni d’acqua, con una crescita del 34% rispetto al 2024 e un volume più che raddoppiato rispetto al 2021. L’acqua è impiegata principalmente per il raffreddamento dei data center, infrastrutture sempre più numerose e concentrate anche in aree soggette a stress idrico.

L’efficienza non basta più

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dal rapporto riguarda il limite dei miglioramenti tecnologici. Sebbene i nuovi data center siano più efficienti dal punto di vista energetico, la crescita esponenziale della potenza di calcolo richiesta dall’intelligenza artificiale sta annullando i benefici ottenuti. L’aumento del numero di server, acceleratori hardware e processori specializzati supera infatti i progressi nell’efficienza energetica, determinando un incremento complessivo dei consumi. Di conseguenza peggiora anche il bilancio climatico dell’azienda. Le emissioni di gas serra sono cresciute del 18% in un solo anno, il maggiore aumento annuale mai registrato da Google. A incidere non è soltanto l’energia necessaria per alimentare i data center, ma anche l’impatto industriale derivante dalla produzione dei nuovi chip e delle infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale.

Bending Spoons sbarca a Wall Street

In uno scenario caratterizzato da regolamentazione, investimenti e crescente attenzione alla sostenibilità, arriva anche una notizia positiva per l’ecosistema tecnologico europeo. L’italiana Bending Spoons ha debuttato al Nasdaq con una valutazione di 24 miliardi di dollari, realizzando la più grande quotazione in Borsa di una società tecnologica non fintech dal 2021. L’operazione conferma la crescente capacità delle aziende europee del software di competere sui mercati internazionali, attirando capitali anche in una fase di profonda trasformazione del settore.

Tecnologia, regole e sostenibilità: la nuova sfida globale

Le vicende che coinvolgono Google raccontano un momento di svolta per il settore tecnologico. Da un lato, l’Europa rafforza la propria azione contro gli abusi di posizione dominante; dall’altro, le Nazioni Unite chiedono una governance condivisa dell’intelligenza artificiale, mentre l’espansione dei data center pone interrogativi sempre più urgenti sulla sostenibilità ambientale. L’AI continua a rappresentare uno dei principali motori dell’innovazione globale, ma la sua crescita dovrà confrontarsi con nuove regole, maggiori responsabilità e obiettivi climatici sempre più difficili da raggiungere.